Federica Squarise, 21 anni, è morta a Lloret de mar, paradiso del divertimento a basso costo, durante una vacanza con un’amica. Ha dato confidenza a un certo Victor, un cameriere appena conosciuto, che poi si scoprirà essere cocainomane oltre che assassino: ha tentato di approfittare della ragazza, l’ha soffocata e uccisa senza scrupoli.
Nicole Pasetto, 16 anni, è entrata in coma dopo aver buttato giù dell’ecstasy durante una festa in spiaggia, al Lido di Venezia. Insieme a tre amiche ha comprato il Mdma da uno sconosciuto, l’ha mischiato al cocktail, l’ha bevuto: è morta ieri, all’ospedale. (articolo)
Che cos’hanno in comune queste due morti? Due luoghi: una località detta “divertimentificio”, nella quale approdano migliaia di giovani e giovanissimi da tutta Europa col solo scopo di divertirsi ad ogni costo; un rave party non autorizzato in una spiaggia veneta, con 1500 persone che si sarebbero affrettate a dileguarsi nel nulla all’arrivo della polizia.
Due uomini: un cameriere sudamericano che prima di uccidere la giovane preda si fa fotografare abbracciato a lei, col pollice alzato e l’ardire di un bacio sulla guancia, uno spacciatore di cui non si sa ancora nulla, ma che viene accusato di omicidio colposo e ricercato da ieri.
Due ragazze, che volevano solo divertirsi.
Se ne parla, se ne scrive solo quando succedono tragedie come quella di Federica, come quella di Nicole: il mondo dei “grandi” si accorge solo dopo la notizia di una folle corsa del 118 al primo ospedale disponibile che la droga è una realtà ben più reale di ciò che potrebbe sembrare. Solo dopo una settimana di estenuanti ricerche e il ritrovamento di un corpo ci si accorge che c’è qualcosa di macabro nell’ingenuità del divertimento a tutti i costi, a volte.
E allora giù a demonizzare Lloret de mar, giù a dire che il rave di sabato ”non era autorizzato”, sembrano solo i luoghi ad essere colpevoli, come se uno scenario facesse la sceneggiatura. Si incarcera l’assassino, si cerca lo spacciatore, ma rimangono le due ragazze e il comune denominatore dell’”incidente” accaduto durante una malsana e pericolosa ricerca della felicità.









Scusa ma dissento… non è ricerca di felicità ma voglia d’evasione.
Il problema è che oggigiorno le droghe sono veramente merda, non sai cosa c’è dentro. Io andavo al Number One in Sala 2 e chi c’è stato sa di cosa sto parlando.
Perchè invece alla Love Parade non è successo nulla ???
http://www.corriere.it/esteri/08_luglio_20/love_parade_dortmund_04ca30fc-566a-11dd-a206-00144f02aabc.shtml
Perchè non succederà nulla nemmeno qui ???
http://www.streetparade.ch/08/it/2008.php
Io ci son stato alla Street Parade e c’erano 1 milione di persone e girando per tutta la città, dalle 10 di mattina alle 5 di notte soltanto una persona mi ha offerto delle pastiglie ed era un italiano a zurigo…
E non ho visto nessuno dico nessuno star male.
Dalla mia esperienza la gente che finisce in quel modo è perchè non è per niente attaccata alla vita segno solo di un malessere ben peggiore quindi queste ragazze non volevano solo divertirsi ma volevano solo farsi del male.
Comunque anche in questo caso fa notizia parlare di questo, ma è da decine di anni che queste cose succedono e ogni volta che se ne parla si fa finta di stupirci. Se invece lo stupore è reale allora è vero che la nostra memoria storica si riduce a pochi mesi… e questa cosa è proprio triste…
Notizia di moda come i morti sul lavoro di pochissimo tempo fa insomma.
E perchè nessuno parla invece dei morti al giorno in casa mentre si fanno le faccende domestiche ? http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/04/14/incidenti-in-casa-un-morto-ogni-due.html
un bellissimo articolo, mi è piaciuta questa sfaccettatura “incazzata ma moderata” con cui hai scritto.
molto riflessivo come post: per divertirsi, oggi, serve per forza rispondere con una contropartita altissima come può esserlo la vita?
quello che mi fa arrabbiare, per certi versi, è quello che succede dopo: brava qui, intelligente là, nessuno se lo aspettava di sotto, era solare di sopra…
si insomma elogi su elogi, purtroppo
Fac
@My B Side: Non ho capito bene su cosa dissenti, ma credo di essermi spiegata: ciò che intendevo suggerire, mettendo a confronto i due casi, è che secondo me non basta indagare sulla meccanica dei fatti. Ma scoprire cosa sta dietro alla voglia “di evasione”, come l’hai chiamata tu: non quella che ti porta a percorrere le strade di una città sopra a una carro anche se non è Carnevale, o a un rave non autorizzato, o a una “notte brava” in vacanza. Quella che ti fa perdere coscienza del pericolo che purtroppo, a maggior ragione per una ragazza, è sempre in agguato. Quella che ti fa perdere coscienza del limite oltre il quale il divertimento, l’evasione, diventa follia.
P.s. Per quanto riguarda le altre morti, bhé sono d’accordo. Ma credo che questa non sia solo cronaca, dovrebbe essere anche uno spunto per riflettere.
Fac: ho cercato di dare una lettura moderata, ma mi è dispiaciuto non aver letto da nessuna parte che “No, a 16 anni non è giusto se ti impasticchi” Sembra che siccome “la droga c’è” allora sia in qualche modo giustificato farne uso, perché “lo fanno tutti”, perché “è il luogo che lo suggerisce”. Non sono d’accordo e odio l’idea che i giovani facciano ciò che fa il gruppo solo per spirito di appartenenza. Bisogna guardare in faccia le cose, senza troppi moralismi, e cercare di risolverle.
P.s. Ricevuto Com. Stampa!
Mavi la brava ragazza
ti dò ragione ma quello della droga è un mercato talmente vasto e diffuso che è impossibile fermarlo. Purtroppo è così e non servono campagne di sensibilizzazione, o servono un minimo, perchè tanto la forza del gruppo è spaventosa.
mai preso pasticche, sono fiero di questo: tento di divertirmi in altri modi! e se proprio non ci riesco, non è che sballandomi risolvo le cose (esempio: se mi ubriaco ad una festa come carnevale mi diverto, si, ma la mattina dopo son dolori…se non poco dopo..).
anni fa un tizio che viveva nel mio paese è morto ad un rave, ne scrissi anche sul giornale.
inutile girarci intorno: sapeva quello che stava facendo.
purtroppo (perchè era giovane)
Ciao Mavi, buon inizio di settimana.
Ho letto il tuo articolo.
Io penso che ognuno di noi può chiamare divertimento “Ricerca della felicità”, “Evasione”,”trasgressione” o qualsiasi termine si voglia inventare
L’uso delle droghe è qualcosa di consolidato ovunque, non è prerogativa dell’italia o della spagna o delle località estive.
Io non conoscevo prima di quel giorno LLorett del mar, non sapevo neanche che esistesse!!!
Conoscevo il number one del periodo che dice Biside, ricordo ancora oggi la morte del militare, in 8 anni che vivo a bergamo non ci ho mai messo piede, non conosco nenache la maggior parte dei locali della lombardia.
Io non conosco altre droghe aldifuori di una grassa mangiata, un bicchiere di vino o una birra, e la compagnia di una persona che ti ama.
A 32 anni ho anche capito che la droga, il divertimento, o come lo volete chiamare è sempre e soltanto uno: la massa.
Se ti unisci alla massa, finisci per fare ciò che fanno gli altri, se ti unisci alla massa non puoi essere diverso, se ti unisci alla massa sarai uno di loro.
Ecco perchè ho avuto fortuna fino ad oggi.
Non ho mai dovuto seguire la massa nè essere io la massa.
I pochi amici che ho e che ho avuto, le delusioni che ho affrontato, mi hanno solo dato la convinzione che se si è diversi si può essere anche migliori.
Ed io ho seguito la massa per anni, e mi ci sono trovato veramente male.
E come me, conosco tantissima gente che si diverte senza bisogno di usare sostanze stupefacenti, perchè il divertimento vero, quello puro, quello che ti fa tornare a casa col sorriso tra i denti, è poter restare sveglio fino all’alba e poter raccontare in giro ciò che hai fatto.
No impasticcarsi come purtroppo è successo a molti ragazzi, per gioco, boh? per seguire la massa, chissà…
Per somigliare a qualcuno si, secondo me…
Per essere se stessi non credo proprio…
mah credo sia anche una questione di “assenza di valori” quello che caratterizza il vissuto dei giovani d’oggi ( io ho 33 anni e mi considero un vecchierello ormai..anche perchè non c’ho piu il fisico
)
un progressivo decadimento di valori, per cui si perdono di vista i punti di riferimento, non si capisce qual è la propria strada da seguire, e troppo spesso questi giovani sono figli di genitori altrettanto disorientati, privi di certezze. e il contesto in cui crescono questi giovani non li aiuta, un contesto dove tutto
(scusa è partito il commento prima che finissi)
dicevo è anche il contesto che richiede a questi giovani che facciano tutte le esperienze possibili e immaginabili, altrimenti non sei valido sei “out”.
oltre a queste ultime disgrazie che hai citato, ci sono anche le cosiddette “stragi del sabato sera” che mi fanno ancor piu rabbrividire, perchè se quei casi rimangono cmq isolati e frutto di circostanze molto sfortunate, invece sono tantissimi i giovani che muoiono sulle strade. in maniera assurda, bruciano la propria vita per una bevuta di troppo, o per pigiare un po piu forte il piede sull’accelleratore…insomma purtroppo ho l’impressione che le cronache torneranno ancora ad occuparsi di casi come questi..
Beh, malsana e pericolosa non direi proprio, in nessuno dei due casi. Milioni di persone vanno ai rave e non succede niente di male. E per quanto riguarda la dorga, ai miei tempi con l´eroina ne morivano molti di più, e senza neanche divertirsi
la droga a moltissime colpe, da sempre è stata la causa di morti assurde,
ma quello che le da una mano è proprio l’essere umano, questa voglia di provare che ogniuno di noi sente, in questo caso sarebbe meglio evitare
ma l’eccesso, quello che i ragazzi vedono come l’eccesso non è facile da bloccare
posso credere a quanto dicono, due bravissime ragazze che si sono trovare davanti ad un “proviamo…che male può fare”?
eravamo una compagnia di 25 ragazzi, affiatati, sempre insieme ovunque si andava…
di questi 25 ben 8 sono morti per droga, ed erano li con noi, lo sapevamo tutti, eppure gli altri 17 non han mai voluto provare…
la società trascina certo, ma non stà scritto da nessuna parte che noi ci dobbiamo far trascinare
diverso è per la prima ragazza, chi può immaginare che una persona anche se conosciuta (quindi sconosciuta) da poco può arrivare addirittura a massacrarci? e per cosa??
domande che non avranno mai una risposta per il semplice fatto che dietro a tutto questo ci stà la mente umana
non è ancora nato e non nascerà mai quello spicologo in grado di carpirne i lati oscuri, e non nascerà mai quel chirurgo in grado di cambiare quei neuroni che impazziscono…
se ci fermiamo a riflettere sulle leggi della natura, le leggi degli animali
forse qualche punto interrogativo avrà una risposta…
scusa se mi sono dilungata, la rabbia è palese davanti a questi fatti che non hanno ragione di esistere
buona giornata carissima
pienamente d’accordo con le tue parole
direi che anche tu fai confusione perchè confondi ricerca della felicità con divertimento. il divertimento è cosa che di-verte, cioè allontana dalla vita quotidiana mentre la ricerca della felicità è la meta dela nostra esistenza umana. a cos’altro dovremmo tendere se non alla felicità? si può cercare la felicità nello studio, nel lavoro, nell’attendere ai propri doveri famigliari, nello scrivere poesie o scalare montagne. quale che sia l’occupazione che ci impegna, nella scelta c’è sempre l’obbiettivo della felicità, anche nel rispondere ad un blog. se non mi piacesse non scriverei nemmeno una parola. quello che deve far riflettere è il bisogno di divertimento perchè la proporia esistenza è priva di senso e di significato. in occidente la vita quotidiana è ormai percepita come un inferno dal quale si fugge col divertimento. il divertimento è tanto più indispensabile quanto più penoso è vivere il quotidiano. guarda i cinesi, lavorano sette giorni alla settimana e la ricompensa emozionale per la fatica di ogni giorno la ricevono dalla famiglia, dagli amici, dalla cassa del ristorante in cui lavorano. siamo noi che invece siamo stati convinti abilmente che la vita quotidiana sia solo l’attesa della festa quando finalmente ci si può divertire, cioè si può fuggire proprio dalla propria identità sociale. viva le ferie, viva la droga, viva l’alcol, viva tutto ciò che nega il quotidiano, cioè la vita che ognuno ha scelto per sè. claudio
Quasi sempre sì.
Mmm consiglio la lettura di questo articolo di repubblica
http://milano.repubblica.it/dettaglio/Il-kit-antidroga-verso-il-flop-ritirate-due-confezioni-su-dieci/1441309
Sicuramente sono vecchia ma distinguerei i casi delle due ragazze e dei due uomini.
Una ha avuto l’imperdonabile ingenuità di fidarsi di uno sconosciuto, l’altra ha deliberatamente deciso di acquistare e assumere una sostanza pericolosa e della cui pericolosità si sa tutto.
Uno ha cercato di abusare di una persona non consenziente e poi è stato costretto ad ucciderla, l’altro ha venduto ad una persona consapevole e consenziente una droga.
E basta con la storia dei giovani vittime annoiate e inconsapevoli della droga, diciamo le cose come stanno senza le ipocrisie del dopo e i “ma era un bravo ragazzo/a ed era intelligente”
Più che fare il paragone con la Squarise io l’avrei fatto con Kristel Marcarini che è morta nelle stesse circostanze.
Qui gli uomini c’entrano e non c’entrano: io sono del parere che ognuno deve ragionare con la propria testa e non con quella del gruppo, specialmente quando si tratta di decidere sull’assumere droghe più che potenzialmente pericolose. Cos’è che condiziona? Il fatto che uno viene additato come codardo? Il fatto che lo fai per sentirti del gruppo? Il fatto che hai una mente debole? Secondo me, per simili questioni, il gruppo non c’entra per niente perché è la tua pellaccia che stai rischiando, non quella degli altri.
Quante volte la gente del gruppo mi diceva di fumarmi una sigaretta o di fare un tiro di canna (per fortuna me ne sono andato prima di andare oltre… spero che anche loro si siano fermati) ma sinceramente ho accettato e smesso solo quando lo volevo io. Loro hanno insistito più volte (c’è da considerare anche questo fattore, secondo me) ma io non ho mai accettato perché loro insistevano. Mi prendevo le mie responsabilità se decidevo di farlo, non sarei andato mica a dare la colpa a nessuno. Sarebbe stata solo colpa mia.
Mi ricordo che quando ero più piccolo mio padre mi diceva, quando dimostravo di non ragionare con la mia testa: “Ma se tizio si butta da un ponte, lo fai anche te?”
Secondo me bisogna sempre valutare quanto è alto il ponte e quanto è profonda e turbinosa l’acqua.
Detto questo dispiace sempre che un giovane se ne vada in questo modo terribile. E dispiace vedere che comunque si cerchi sempre un capro espiatorio o di togliere la colpa a chi ha sbagliato perché non c’è più: mi riferisco a dei commenti che ho trovato su un video su NetLog dedicato a Nicole.
-Marco-
@Alberto: bellissime parole, quelle sull’essere diversi ed essere speciali. Condivido appieno!
@Fac-bravo-ragazzo: Sì, bhé non è difficile intuire le conseguenze di una bravata come questa, se così vogliamo chiamarla. Ma non so, forse c’è dell’altro, la voglia di sfidare le regole, o di farsi del male.
@Igor: ma sei un ragazzino! Che vecchierello…;) Sono d’accordo, forse queste cose sono sempre esistite, forse esisteranno sempre…Ma a me sembra insensato e ingiusto.
@Oscar: E’ vero, certo infatti anch’io credo che partecipare a un rave non sia malsano, anzi divertente. Ma ritengo che impasticcarsi a 16 anni per una mezz’ora di sballo, questo sì, non dovrebbero essere altre le cose che a quell’età ti fanno star bene?
@IRISH: Il tuo commento è bellissimo e condivido appieno, inoltre ne approfitto per ringraziarti di segnalare i miei post su Ok Notizie, sei un tesoro, mi ha fatto davvero piacere che li apprezzi, grazie di cuore per la fiducia e la considerazione!!
@Marco_ Anche il tuo commento è bello, mi fa piacere che questo articolo abbia stimolato una riflessione così seria e profonda e che anche commentatori non abituali abbiano avuto voglia di scrivere. Il gruppo soprattutto nell’adolescenza ha un’influenza molto importante nel singolo, è inutile negarlo. Per senso di appartenenza soggetti deboli (ed è facile essere deboli) sono capaci di fare di tutto, ma la verità è che credo che come hai detto chi ha dei “valori”, delle convinzioni salde, chi ha carattere, sceglie.
Tutti noi abbiamo sicuramente a un certo punto della vita, e magari ci capiterà ancora, avuto voglia di ribellarci dai genitori, sall’educazione, dalla società conformista e io credo che sia un momento meraviglioso. Ma nel caso dell’ecstasy, che siamo chiari, non ha preso solo questa ragazza che magari non l’aveva mai presa prima, che magari era brava e intelligente e in gamba, come scrivono su Netlog, io non voglio giudicare lei, che è stata sfortunata. Vorrei chiarire che chi si “sballa” perché tutti lo fanno, non si ribella, ma si uniforma alla massa.
Volersi divertire non significa, come nel secondo caso, comprarsi della droga per “sballare”. a mio avviso questo è un danno a noi stessi, altro che voglia di divertirsi!
@claudio: la tua lettura è molto interessante e acuta ed è verissimo ciò che scrivi, il quotidiano è diventata una dimensione dalla quale rifuggire ad ogni costo e la frustrazione porta a cercare altrove la “botta di vita”. E’ molto triste, perché io credo si dovrebbe riscoprire la “felicità” (che poi sul concetto potremmo star a parlarne ore, esiste non esiste?) nelle piccole, semplici cose.
@MyBSide: Su punto e a capo ne avevamo parlato qui ( http://maviserra.wordpress.com/2008/03/07/la-soluzione-al-consumo-di-droga-csi/ ), e ci avevamo visto giusto!
@euclide: E’ vero, sì. La mia è stata una leggera provocazione ma anche io credo come te che l’accidentalità dei due casi sia un po’ diversa. Volevo mettere l’accento sui punti di incontro, sull’insensatezza di morire mentre ci si diverte, mi sembra così ingiusto. Però anche io mi rendo conto che fra la demonizzazione e il moralismo ci dovrebbe essere spazio per la riflessione.
@clau89: anche a mio avviso, ma purtroppo ce ne rendiamo conto sempre troppo “tardi”.
grazie a te
scrivi cose vere, senza mezzi termini
dici che leggendoli possono essere d’aiuto?
la speranza è sempre quella del si
riflettere non fa mai male, vorrei che fossero in molti a leggerti
credimi
ciao carissima, buona serata
Le cause immediate di morte sono innumerevoli, tante quanti coloro che muoiono, ogni morte è un caso a sè, eppure, a parte i rari casi degli ultracentenari, sono tutte riconducibili all’Ignoranza e a sua sorella Stupidità. Quando eravamo ancora parenti stretti delle scimmie morivamo perchè non fuggivamo abbastanza in fretta dai predatori, e la gola, allora sì vizio capitale e peccato mortale ci teneva legati un istante di troppo al cibo che stavamo gustando, e diventavamo nutrimento di altri animali, oppure qualche fungo velenoso si mescolava a quelli commestibili e la morte arrivava in fretta. Un grande progresso fu la scoperta della sicurezza e della comodità della caverna, luogo dove le femmine potevano partorire al sicuro e allevare la prole al riparo degli eventi atmosferici. Morte e malattie furono un pochino allontanate per quelli che adottarono il nuovo costume, mentre gli altri, stupidi, continuarono a morire prima e gli intelligenti furono premiati dalla vita con numerosa discendenza. Poi fu inventato il fuoco, e via via di invenzione in invenzione si è arrivati fino ai giorni nostri, quando ogni genere di handicap può essere superato grazie alle soluzioni trovate dalle persone intelligenti e volonterose. Ad un solo handicap non c’è rimedio, la stupidità. Stupido era un tempo chi si addormentava nella foresta senza nessuna precauzione contro animali o il freddo della notte. Stupido oggi chi va troppo veloce in moto o in macchina, chi assume droghe, alcol, medicine non indispensabili, chi conserva in una sola parola quei comportamenti accettabili in una società primitiva, pastorale o agricola, ma non ora. Quando un indigeno si droga nella giungla amazzonica o africana non mette a rischio che la propria salute senza danneggiare la società cui appartiene. Quando un contadino o un pastore si ubriacava offriva uno spettacolo pietoso ai propri famigliari e vicini, ma in fondo erano fatti suoi perchè non danneggiava nessun altro. Oggi un ubriaco o un drogato può salire su un’auto che a cento km all’ora è un proiettile capace di ferire e uccidere molte persone. Perciò oggi si impone una sobrietà e una intelligenza non necessarie in altri tempi ed altre società. dobbiamo renderci conto che la nostra epoca insieme alla Libertà mai prima conosciuta dagli uomini ci consegna anche la Responabilità che in precedenza non avevamo. Anche se non lo sappiamo oggi siamo integrati molto più che in qualsiasi altra epoca in una serie di entità collettive che vanno dall’ufficio al quartiere in cui viviamo, al comune, Umanità, e per questo occorre possedere Consapevolezza, Intelligenza, Cultura, cioè proprio quelle doti meno apprezzate dalla stupidità imperante che mette in primo piano Denaro, Bellezza fisica, Divertimento, Notorietà, esattamente come ai “bei tempi” di Cartagine. Claudio
@Irisg: bhé il tuo è davvero un gran complimento..d’aiuto addirittura, non so. Ma spero di sì, in qualche modo. Grazie davvero
@Claudio: Wow..dovresti aprire un blog…La tua è una gran bella teoria e non posso che essere d’accordo con te.
E’ triste vedere che si ricerca il divertimento,solo con le droghe ormai…in 50 anni e’ aumentato il benessere,molti sono cresciuti nella bambagia,e quindi pensano di divertirsi e di fuggire dai problemi quotidiani,semplicemente uscendo dalla realta’ grazie alle droghe.Magari per non rientrarci mai piu.
io sono molto piu crudo, si sà cosa causano queste sostanze, ora mai sono anni che sono in circolo
Salve a tutti voi
Oggetto: La ricerca della felicità come causa di morte?
Non credo che la società tutta si possa tirare fuori dal disagio giovanile. L’Italia e diventata un paese dove lapparenza ha superato l’essre, l’arte gurdiamo sempre meno il bello, la lettura e stata sostituita dal cellulare, la scuola dovrebbe essere ringiovanita come del resto la politica, oggi viviamo al disopra delle nostre possibilità economiche riducendoci come schiavi, i ragazzi che subbiscono passivamente il consumisno selvaggio è spaventoso degli ultimi tempi, noi adulti forse Ci siamo rassegnati che le cose vanno cosi e non si possono cambiare, le nuove generazioni dovranno decidere se pagare loro, oppure demandare ad altri il conto, le famiglie che hanno il compito di educare e capire le varie esigenze dei propi cari, sono indifficoltà, non trovano aiuti seri ne riscontri morali e sostanziali, la politica che dovrebbe aiutare il confronto e abbassare il conflitti è assente ingiustificato, i mezzi di cominicazione non denunciano il degrado e l’abbandono delle città e delle province, anziani e persone meno fortunate devono sperare sul volontariato nei mesi estivi, stiamo diventando tutti precari e questo non aiuto i giovani ad affrontare la vita siamo una società basata sul proffitto del libero mercato, le mie considarazione nascono dal fatto che da ragazzo vivevo a Napoli anni 80, degragata da menefreghismo e delinquenza sono stato fortunato a non prendere droghe , vedevo ragazzi ed amici che giornalmeente giravano come zombi per la città per loro dosi di cui non potevano rinunciare, nel menefrighismo popolare erano drogati, Verona e Salerno erano le Città che si contendevano il record per morti di eroina ed altri miscugli, quanti bravi ragazzi sono morti, anche loro erano alla riverca della felicità ?, le statistiche di allora furono dimenticate come del resto quelle di oggi le mischele a basso costo uccidono più di prima, nulla è cambiato l’indifferenza vince ancora.
Grazie oer l’attenzione
Paolo
@ivano: sì, hai ragione “magari per non rientrarci mai più”.
@polar: bhé certo, si sa ma non si sa mai abbastanza.
@Paolo: il tuo commento è davvero toccante e profondo, e soprattutto hai avuto il merito di scrivere una parola che nessuno di noi aveva scritto, Indifferenza. E’ proprio così, purtroppo.