Nelle ultime settimane si è parlato molto di razzismo, di alcuni episodi di violenza che potrebbero essere ricondotti a un’intolleranza di questo genere avvenuti nel nostro paese a danni di immigrati stranieri, mentre di oggi è la notizia di un atto vandalico davvero singolare, ma altrettanto inquietante (La Voce).
Delle immagini di bambini, create dagli alunni di una scuola e situate ai lembi della strada proprio per segnalare il transito degli scolari sono state “modificate”: alcune delle figure, raffiguranti bimbi di colore sono state tinte di bianco.
E questa immagine mi sembra quella giusta per riportare ciò che oggi silegge su tutti i maggiori quotidiani: la mozione Cota, approvata dalla Camera con 256 sì, riguarda l’inserimento dei bambini stranieri nelle scuole italiane.
Per “favorire” l’inserimento dei bambini extracomunitari nelle classi italiani il leghista Cota ha proposto di creare delle classi di inserimento nelle quali gli alunni che non superano i test di accesso, possano imparare la lingua italiana, mettersi al passo con le lezioni in modo da essere ben inseriti nelle classi “permanenti”.
Da ogni parte sono piovute critiche e prese di posizione dure contro questa idea, come se fosse un premio da conquistare, quello della perfetta integrazione con gli altri bambini italiani, viene creato una sorta di “Purgatorio” della scuola.
Peccato che la scuola italiana sia molto lontana dal Paradiso e che la vera integrazione, intesa come la voglia di accettare e amare la diversità del prossimo senza patirla ma trovando in questa un valore aggiunto, almeno nell’ambiente scolastico, sia molto, molto lontana.



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Giusto! Allora facciamo anche classi separate per chi porta gli occhiali, per chi ha l’anulare più lungo dell’indice, e perchè no, per chi mangia troppi hamburger.
@Bakunin:
anche per i mancini, direi!
Io da piccolo sono andato a lezione privata di chitarra. Spiegavano le note, gli spartiti ecc… e il tipo parlava di 3/4, 4/4.
Io non avevo questi concetti e ho fatto perdere diverso tempo a lui e agli altri ragazzi più grandi che di fatto stavano buttando via tempo e denaro.
A fronte di questa mia esperienza trovo corretto che se si insegna in italiano gli alunni lo comprendano.
Diverso è il discorso di cosa succede all’estero. Per esempio un mio amico è appena tornato dall’Iralanda e li a scuola insegnano il Gaelico e il Polacco vista la grande immigrazione che c’è stata.
Ma i nostri insegnanti non credo che conoscano il rumeno, marocchino, arabo, cinese, ecc… quindi SE faranno in modo di metterli in grado d’apprendere come gli altri non la vedo come una brutta cosa… anzi…
In effetti, vedendola un po’ come My B Side, mi chiedo se la questione abbia sollevato tante polemiche in quanto proposta da un leghista (partito, la lega, per cui io non nutro alcuna simpatia né stima). Non credo che in questo caso si tratti di ghettizzazione, semplicemente di un aiuto in più (aiuto temporaneo) per apprendere l’italiano ed essere così alla pari degli altri studenti.
Quando io frequentavo un corso di inglese, partecipava con me una signora che non aveva delle solidissime basi e faceva fatica a seguire. A me fregava poco che il ritmo della lezione fosse rallentato, usavo i suoi dubbi come ripasso per me, ma alla fine quella signora non è più venuta a lezione perché riteneva insormontabili le sue lacune, diceva di “non capire”.
Ora, in una classe in cui un ragazzo non comprende bene ciò che viene spiegato c’è pure il pericolo che si stanchi, che perda fiducia in sé, e ciò magari potrebbe portare ad un precoce abbandono scolastico.
Me ne frega poco di ideologia e lega e comunisti e fascisti in questo contesto, credo si dovrebbe pensare più a come migliorare l’apprendimento per tutti i ragazzi, perché tutti abbiano pari opportunità e la possibilità di imparare e crescere, perché è troppo facile far finta che il probelma non esista e mettere tutti insieme in nome di un’integrazione che così risulta vuota, perché non utile in quanto manca l’interscambio di idee, si paralizza la comunicazione tra prof e studenti e tra studenti stessi. Chi impara cosa allora?
Forse si dovrebbe pensare ad una soluzione diversa rispetto a quella del leghista, e magari sono d’accordo, ma far finta che delle difficoltà non ci siano e che tutto funzioni credo sia sbagliato.
Scrivo tutto ciò come ipotesi, perché non conosco realmente il problema, so però che sarebbe ora che per la scuola si pensasse ad una seria riforma, e si cominciasse a preparare i nuovi professori per insegnare in un contesto “multiculturale”, allora sì tutti i ragazzi ne trarrebbero un vantaggio e un arricchimento, e finalmente potremmo vedere realizzata quell’integrazione di cui molti a parole si fanno paladini (penso in sede politica) ma che poi a fatti stentano a far decollare.
finchè la scuola sarà “governata da governanti” incapaci di adeguare il loro linguaggio alle esigenze di un terzo millennio, l’istruzione resterà focolaio di diversità.
La scuola privata qui è intesa più come tempo lungo per mamme in carriera, la scuola pubblica deve aggregare senza “distinguere” espressioni diverse dalla nostra, i bambini ci mettono un attimo ad imparare una lingua, per le coniugazioni e la grammatica dategli solo tempo… e, ricordare che ormai siamo una società multirazziale non deve meravigliare più nessuno.
Io sono nella scuola e sono purtroppo abituata a fidarmi poco delle novità che vengono proposte dai politici di turno. Per esempio la proposta di questo Cota viene proprio nel momento in cui si è deciso di tagliare drasticamente i docenti di sostegno, quelli che aiutano nell’apprendimento gli studenti svantaggiati da handicap fisico o psichico e che altrimenti sarebbero impossibilitati a frequentare le scuole normali pur essendone in grado. Avrei preferito la proposta di istituire (e finanziare con appositi stanziamenti) corsi pomeridiani di italiano a carico della scuola (quindi gratuiti per le famiglie) per favorire l’inserimento degli stranieri (come abbiamo fatto negli anni scorsi nella mia scuola) oltre naturalmente all’ampliamento delle attività di sostegno in modo che un alunno, per esempio, ipovedente possa avere un sostegno per tutte le 30 ore di scuola e non solo per la metà (come succede ora) o addirittura per 0 ore come sarà dall’anno prossimo.